FORMAZIONE
Formazione Volontari e Genitori
 
 
 

il lavoro sociale, come quello del volontariato, non è fatto solo di azione, ma anche di conoscenza e di capacità di tenere in memoria e rendere ciò che abbiamo a disposizione.
questo ci conduce a
- Sviluppare la funzione della MEDIAZIONE SOCIALE
Il volontario sociale da accompagnatore, affiancatore, assistente del disable a figura di collegamento del disabile con i contesti sociali per approdare a favorire e determinare condizioni di inclusione, integrazione, appartenenza attraverso
    - azioni che facilitino la comprensione, l’accettazione la relazione con il cittadino disabile
    - azioni che favoriscano l’accoglienza del cittadino disabile
    - azioni che conducano gli ambienti di vita sociale (centri sociali, centri giovanili, parrocchie, associazionisportive, associazioni culturali , ecc…) ad accrescere le proprie interne potenziali strategie di relazioni con cittadini disabili


- Sviluppare il senso e l'aspetto strategico della documentazione sociale
- Preservare la memoria senza rischiare di imbalsamarla
- Fornire strumenti e nozioni utili per la raccolta, l'elaborazione e la sistematizzazione delle informazioni, dei saperi e delle esperienze.
- Acquisire un metodo di verifica e di confronto del proprio lavoro con il sapere ed il lavoro degli altri.
- Favorire il dialogo tra le culture e le generazioni.


FORMAZIONE VOLONTARI

Facendo riferimento ad alcuni concetti che

- ci insegnano come l’essere nel mondo, la spazialità, la tonalità emotiva , la temporalità , la memoria , sono strutture fondamentali esistenziali della propria identità ed, ancora,
- ci insegnano come l’uomo realizza fino in fondo la sua esistenza ed il suo appagamento nella relazione con l’altro.


pensiamo che l’essere in relazione con gli altri determina esistenzialmente il proprio essere


Ecco allora da questo fondamento di pensiero scaturisce quella realtà umana che è L’INCONTRO

questo ci conduce a
- ricercare il senso concreto dell’incontro, della relazione, dello stare insieme. - costruire relazioni fondate su uno scambio interpersonale che porti a valorizzare il vissuto di ogni persona


Riteniamo che attraverso una metodologia di contenuti relazionali possa avvenire una crescita:

- sia della persona disabile, nella riscoperta o scoperta della propria espressività spesso rinchiusa o inespressa
- sia del volontario che si relaziona con una persona disabile nella crescita della sua formazione personale e esperienziale.



FORMAZIONE GENITORI

- rivolta alle famiglie dei giovani-adulti disabili: Nel corso degli ultimi trent'anni indubbiamente nell'approccio con le situazioni di vita a contatto con un figlio disabile molto è cambiato:
- dall'accettazione,
- al riconoscimento,
- allo sviluppo delle opportunità di vita,
- all'utilizzo dei servizi,
- alla cura e considerazione del disabile come persona.


- Vi sono degli aspetti su cui ancora è necessario riflettere:
1) Gli approcci, in ambito familiare, nelle situazioni di vita con un figlio disabile con riferimento alle fasce di età del figlio disabile e dei suoi familiari.


Le situazioni di vita, in ambito familiare, in presenza di un figlio disabile mutano in modo sostanziale in riferimento all'età del disabile e dei genitori:
- in situazioni di figlio disabile bambino-adolescente e genitori giovani (25-45 anni)
- in situazioni di figlio disabile adulto e genitori non più giovani (oltre 45 anni)


2) Gli approcci, in ambito familiare, nelle situazioni di vita con un figlio disabile,
con riferimento ai bisogni materiali
- la cura del corpo
- l'inserimento scolastico
- l'inserimento lavorativo
- lo sport
- il tempo libero
- l’assistenza
e ai bisogni relazionali:
- l'ascolto
- il linguaggio dialogico
- la comprensione delle emozioni
- lo sviluppo dell'identità personale
possono
- accrescere o
- compromettere
lo sviluppo
- dell‘identità personale
- dell'autostima
- della capacità relazionale
Rispetto ai bisogni materiali l'evoluzione storica-culturale, lo sviluppo economico hanno prodotto molte positive risposte.
Rispetto ai bisogni relazionali, pur in presenza di una evoluzione storico-culturale-economica, le risposte sono poco dinamiche, molto ripetitive, poco dialogiche
Ed è proprio nell’ambito dei bisogni relazionali che riteniamo sia utile sviluppare
la conoscenza
la riflessione
il dialogo

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